Nei giornali di un tempo

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LA STORIA DEL GIORNALISMO: STRUMENTI PER LA RICERCAI giornali, si è detto e scritto a lungo, sono lo specchio di una società, riflettono nel bene e nel male caratteristiche e peculiarità del paese in cui appaiono, costumi e modi di pensare dei ceti sociali che li mettono in piedi e mentalità di chi li scrive. (Nicola Tranfaglia)

Leggere un articolo in un periodico di un’altra epoca ci permette non solo di accedere ad informazioni su un particolare evento, ma anche di entrare in contatto con una altra realtà, quella dell’epoca in cui il quotidiano è stato pubblicato.
Scorrere gli articoli di cronaca, i brani di costume, le recensioni culturali, teatrali e bibliografiche, i pezzi di economia domestica, così come analizzare le prime pubblicità, l’impostazione grafica scelta agli albori del giornalismo e del marketing, aiuta lo studioso a capire più a fondo quali fossero i gusti, le mode, i pregiudizi di un’opinione pubblica e di un’intera nazione che si rispecchiava nei giornali e nelle testate dell’epoca.
Questo è il fascino segreto della storia del giornalismo: scoprire lo stile di vita di un’epoca storica grazie alle testimonianze che i periodici ci hanno trasmesso, e questa scoperta può avvenire a partire dagli albori del giornalismo, nel XVII secolo, fino ai nostri giorni (e forse anche fino alle aspettative di un futuro prossimo a venire).
Riviste e quotidiani diventano allora per chi le consulta e le analizza un diario di com’eravamo e di come siamo, del percorso compiuto come individui e come comunità attraverso i conflitti e le conquiste dei diritti civili, i ritardi e i progressi, permettendoci di capire molto di noi stessi e degli altri.
Ma dove si possono consultare questi materiali e su quali supporti sono conservati? 
Innanzi tutto giornali e riviste possono essere letti nelle biblioteche, dove esistono “sale periodici” adibite esclusivamente a questo scopo e dove sono disponibili i più importanti e diffusi quotidiani, settimanali, mensili italiani e stranieri, oltre alle pubblicazioni scientifiche delle più diverse discipline.
Nelle biblioteche sono conservate le collezioni complete di periodici storici e contemporanei, che possono essere letti sia su carta, quindi così come si presentavano all’epoca (anche se rilegati in volumi per facilitarne il condizionamento e la custodia), che su microfilm. 
In quest’ultimo caso devono essere utilizzati dei macchinari specifici, che i bibliotecari mettono a disposizione degli utenti e che permettono di stampare su carta, o di fare una scansione digitale, degli articoli, delle immagini e dei materiali che si vogliono riprodurre.
Le biblioteche non sono l’unico luogo dove si possono trovare testate d’epoca. 
Esse sono infatti conservate anche negli archivi, pubblici o privati, nelle fondazioni e nelle istituzioni culturali che dispongono di spazi adibiti alla conservazione dei documenti.
Negli ultimi tempi, con lo sviluppo delle tecnologie e il significativo impatto di Internet sulla diffusione della cultura, si è affacciato un nuovo modo di sfruttare i documenti sia per la custodia della memoria che per la ricerca da parte di studiosi e d semplici lettori. 
Come già accennato, vengono eseguite in misura sempre maggiore dalle istituzioni delle scansioni digitali dei documenti, e nel nostro caso dei giornali, in modo assicurare la conservazione dell’originale cartaceo e da  permettere la consultazione dei file sia all’interno dell’ente che li conserva, sia on-line (proteggendoli ovviamente con adeguati copyright).
Un esempio di questo ottimo strumento di ricerca è l’Emeroteca digitale della Biblioteca Nazionale Braidense, in cui è possibile scaricare e leggere annate di 861 riviste d’epoca, oltre a utilizzare un database nel quale inserire parole chiave, autori, periodi per trovare gli articoli cercati dall’utente.
Ciò non toglie che dubbi riguardo all’efficacia di questi nuovi procedimenti siano stati avanzati da alcuni storici, come spiega per esempio Giovanni de Luna:

Per i giornali, per esempio, ancora la tecnica della microfilmatura consentiva di non allontanarsi eccessivamente dalla forma originaria della fonte; oggi, la digitalizzazione dei testi, la loro indicizzazione e il loro inserimento in un database determinano la perdita di elementi decisivi per la sua comprensione: il testo viene riprodotto dopo averlo “estratto” dal suo contesto, formato sia dalla cornice della pagina del giornale in cui era inserito, sia dagli altri blocchi di testo che lo affiancavano originariamente. 
Per costruire un database (“una raccolta di informazione strutturata e organizzata per facilitare la memorizzazione, il ritrovamento selettivo e l’elaborazione di dati”) occorre infatti dai documenti “elementi di informazione uniforme, ricorrente, suscettibile di analisi sistematica”, immettendoli poi nella memoria del calcolatore; e l’informazione riversata nel data base non è più una “copia” della fonte originale, ma una “fonte nuova, costruita dallo storico stesso in modo da essere congrua all’oggetto che si intende studiare e allo scopo che ci si prefigge”. Non solo; ma l’uso di questa fonte comporta un drastico cambiamento nella procedura tradizionale, seleziona-scomposizione-critica-interpretazione-ricomposizione delle fonti che tradizionalmente hanno costituito il nucleo fondamentale del mestiere dello storico.

Nonostante queste perplessità, va sottolineato il fatto che la tecnologia, oggi più che mai, si rivela fondamentale per aiutare chiunque sia interessato alla storia del giornalismo o comunque a trovare testimonianze storiche su un evento, su un fenomeno e su un personaggio nelle riviste e nei quotidiani coevi.

In conclusione, vorremmo aggiungere un invito agli studenti, agli insegnanti e a tutti i lettori: toccare con mano le pagine originali di una testata d’epoca può provocare emozioni che uno schermo forse non concede, ma entrambe le vie permettono di inoltrarsi nella storia, per compiere un viaggio affascinante nel nostro passato, per capire meglio il nostro presente, per costruire con maggiore consapevolezza il nostro futuro.