Zootecnia

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COME SI ALLEVANO GLI ANIMALI?

Vi siete mai chiesti come viene prodotta la carne che trovate al supermercato, ben impacchettata e ordinatamente disposta sugli scaffali? Se ripercorriamo al contrario la filiera possiamo scoprire molte informazioni interessanti su come vengono allevati gli animali e sui danni ambientali che derivano dalla produzione della carne, delle uova, del latte e dei formaggi che quotidianamente mangiamo.
Negli ultimi decenni, a livello mondiale ha preso piede un metodo di allevamento che molto si allontana dalle tradizionali tecniche usate dall’uomo. Si tratta dell’allevamento industriale, un metodo intensivo di produzione che consente di diminuire i costi di produzione e parallelamente di aumentare la quantità di carne prodotta: in pratica consente di produrre di più in modo più economico e veloce! 
Questo consente di vendere la carne, che è sempre stato un bene che in pochi potevano concedersi il lusso di mangiare, a prezzi più bassi. 
Non bisogna farsi trarre in inganno però, infatti il costo della carne è basso solo per il consumatore, ma non lo è per l’ambiente, né tanto meno per gli animali, che scontano un prezzo molto alto: negli allevamenti spesso non viene rispettato il benessere degli animali e vengono prodotte sostanze inquinanti dannose per l’ambiente.

NUTRIRE GLI ANIMALI PER NUTRIRE GLI UOMININutrire gli animali per nutrire gli uomini è un modo costoso per produrre cibo. 
Nel mondo circa ¼ delle terre coltivabili è utilizzata per produrre foraggio, soia e cereali e un ¼ di questi cereali è utilizzato negli allevamenti industriali  per nutrire il bestiame: si tratta di un elevato costo energetico oltre che economico, tanto più che gli stessi terreni potrebbero essere utilizzati per produrre il cibo di cui quella parte della popolazione mondiale denutrita ha bisogno. 
E’ stato calcolato, infatti, che se tutti i cereali prodotti ogni anno venissero divisi tra la popolazione mondiale, ognuno riceverebbe molto di più del cibo necessario per la sopravvivenza: la realtà è, però, molto diversa, infatti da un lato i consumi alimentari dei paesi sviluppati sono talvolta eccessivi, dall’altro 2 miliardi di persone soffrono di denutrizione cronica e 18 milioni di persone muoiono per malattie legate alla fame.
Nutriamo e cresciamo animali per cibarcene (principalmente bovini, ovini, caprini, suini e avicoli), perché una dieta equilibrata richiede una certa quantità di proteine e la carne ne è una delle principali fonti, insieme ad altri prodotti dell’allevamento, come il latte, i formaggi e le uova. 
Nei paesi sviluppati si mangia molta carne, sia perché i redditi della popolazione sono aumentati e consentono di acquistarne anche in grandi quantità, sia perché la carne stessa costa meno: essendo prodotta in modo parzialmente o totalmente industriale, questo alimento è diventato un bene disponibile per molti e non più un lusso. 
In questi ultimi anni anche i consumi dei paesi emergenti sono in aumento: in Cina, ad esempio, sempre più persone iniziano a guadagnare abbastanza da potersi permettere di acquistare carne. Questo significa che con il passare del tempo e l’aumentare dei consumi saranno necessarie sempre più terra e acqua per incrementare la produzione animale.

UN SISTEMA INEFFICIENTE PER PRODURRE CIBOPer far fronte alle crescenti richieste di carne da parte dei consumatori, ha preso piede, quindi, un sistema di produzione intensivo, in grado di produrre tanta carne e in breve tempo. 
Gli allevatori trasformano una materia prima come i cereali, disponibili in grande quantità e ad un basso costo, nella carne che mangiamo. 
Si tratta di un sistema assolutamente inefficiente perché utilizza molto per produrre poco, infatti per ottenere 1 kg di carne di manzo sono necessari circa 7 kg di cereali e circa 15 mila litri di acqua!
Oltre alle conseguenze legate all’eccessivo utilizzo di risorse, gli allevamenti hanno un notevole impatto sull’ambiente anche per quel che riguarda le sostanze di scarto che immettono nel suolo, nell’acqua e in atmosfera. Conoscere il funzionamento della filiera della carne è importante per scoprire che cosa c’è dietro ad una bistecca di manzo, ad una fetta di prosciutto o ad un petto di pollo.

UOMO E ALLEVAMENTOOggi nel mondo quasi due miliardi di persone dipendono dal bestiame per soddisfare le proprie necessità quotidiane.
Il legame tra uomo e allevamento è di lunga data ed è sempre stato un rapporto di equilibrio tra uomo, ambiente e cultura: il bestiame, infatti, oltre ad essere utilizzato per la produzione di carne, ha assolto in passato, e ancora oggi in parte assolve, ad una serie di funzioni fondamentali.
Il bestiame soddisfa, infatti, il 30% dei bisogni dell’uomo sia in termini di alimentazione - produzione di carne, latte e derivati - che di supporto alla produzione agricola come forza -lavoro. 
Nell’area mediterranea, ad esempio, l’asino è utilizzato in agricoltura, per la sua capacità di lavorare nelle condizioni climatiche tipiche di questa zona, e ancora oggi è presente in paesi come Grecia, Italia, Spagna e Portogallo, insieme al mulo per coltivare i terreni più scoscesi e in pendenza. Ai tropici invece i bovini contribuiscono ad arare circa il 60% dei campi. 
Gli allevamenti inoltre forniscono con il loro letame sostanze utili alla concimazione del terreno e in alcuni paesi viene utilizzato come combustibile per il riscaldamento domestico. Non bisogna poi dimenticare la rilevanza economica della produzione di bestiame, che è fonte di reddito sia per le popolazioni rurali che per quelle urbane. 

ANTICHI EQUILIBRIIl rapporto tra produzione e consumo di alimenti di origine animale è cambiato nel tempo. Storicamente trasporti e comunicazione erano limitati rispetto all’attuale contesto di globalizzazione e il commercio di prodotti freschi, quindi deperibili velocemente, come carne, latte, uova era molto difficoltoso. 
Le richieste di questi beni alimentari venivano, perciò, soddisfatte localmente ma soprattutto l’allevamento di bestiame era legato alle disponibilità locali di risorse, come il mangime, i pascoli e l’acqua. 
Infatti il nesso tra agricoltura e produzione animale è sempre stato molto forte: bovini e ovini brucavano sui campi lasciati a pascolo durante la rotazione delle colture, cibandosi di foraggio, e il loro concime naturale veniva utilizzato per fertilizzare il terreno.
Negli ultimi anni invece l’intensità della produzione animale non è più determinata dai limiti ecologici locali, ma può teoricamente crescere all’infinito, o almeno fino a quando l’ambiente sarà in grado di compensare in qualche misura i danni che l’attività antropica sta compiendo. 
Nello specifico, nei paesi dove l’allevamento intensivo ha preso il sopravvento, è accaduto che:
- I campi che venivano lasciati “a pascolo” sono stati in gran parte sostituiti da coltivazioni di mais e soia: a differenza del foraggio, questi alimenti fanno crescere l’animale molto più velocemente;
- Il bestiame utilizzato per il lavoro nei campi, è stato sostituito dai moderni macchinari, che utilizzano carburanti e producono sostanze inquinanti;
- Il bestiame è stato così raggruppato negli enormi recinti degli allevamenti industriali;
- L’elevata quantità di reflui zootecnici, ossia il letame accumulato negli stabilimenti industriali di allevamento, deve essere smaltita come rifiuto: in parte perché per fertilizzare i campi oggi vengono utilizzati concimi chimici, in parte perché i reflui vengono prodotti in quantità talmente consistenti che non basterebbero tutti i campi nelle vicinanze degli allevamenti industriali per assorbire le quantità di letame prodotto!
La rottura dell’equilibrio tra agricoltura e allevamento ha comportato, in definitiva, un maggiore uso di risorse e una produzione di materie di scarto superiore alla capacità stessa dell’ambiente di assorbirle.